Mia madre mi ripete sempre: "La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo". E finora le avevo sempre dato ragione. Perché diciamocelo, io non sono mai stato uno che vince. Né alla lotteria, né agli amici a carte, né tantomeno nelle relazioni. A trentaquattro anni, operaio in un cantiere navale di Palermo, la mia vita era una giostra tranquilla: alzarsi, lavorare, tornare a casa, dormire. Punto.
Poi è arrivato luglio.
E con luglio, l'estate più calda degli ultimi dieci anni. L'aria condizionata dell'appartamento – un modello degli anni '90 – ha deciso di salutarmi con un sibilo lamentoso e una perdita di gas che il tecnico ha definito "non riparabile, signò". Prezzo per uno nuovo: seicento euro. Io ne avevo in conto forse duecentottanta. E il prossimo stipendio sarebbe arrivato tra diciassette giorni.
Diciassette giorni senza dormire. Al cantiere navale, tra saldatrici e lamiere bollenti, la notte diventa un miraggio. Ma a casa, con trentasette gradi all'ombra e un ventilatore rotto, è un inferno.
Così quel sabato pomeriggio, mentre fuori il sole spaccava le pietre, io ero steso sul divano in mutande, con il telefono che scottava tra le mani. Noia. Rabbia. Un po' di autocommiserazione. Avevo scaricato una decina di app nei giorni prima, giusto per guardare qualche video, ma niente mi prendeva. Poi ho visto un banner. Colorato, un po' tamarro, con una ragazza che rideva e dei simboli dorati. Non so perché, ma ho cliccato.
In cinque minuti avevo installato la vavada casino app (https://vavada.im/it.html) . Non so nemmeno perché l'ho fatto. Forse per la disperazione. Forse per quel desiderio stupido di credere che anche a me potesse capitare qualcosa di bello, per una volta.
La prima impressione è stata sorprendente: l'app era fluida, pulita. Niente finestre che si aprono a caso, niente pubblicità invasiva. Mi sono registrato con due tap, ho messo la carta prepagata che uso per le emergenze – quella con trenta euro sopra – e ho detto: "Ok, butto questi. Tanto per non pensare al caldo."
Ho cominciato con una slot semplice. Frutta, sette, campanelle. Roba da vecchie sale giochi. Puntate minime, trenta centesimi a giro. Si saliva e si scendeva. Niente di che. La birra accanto al divano diventava tiepida. Perdevano piano. La frustrazione aumentava.
"Ecco," ho pensato, "l'ennesima presa per il culo."
Ma poi ho cambiato gioco. Ne ho scelto uno a caso, senza nemmeno leggere il nome. Qualcosa con dei leoni e dei diamanti. Non chiedetemi perché. Forse il leone era il mio animale nell'oroscopo cinese, non lo so. Fatto sta che al terzo giro la macchina ha fatto una cosa che non avevo mai visto: le colonne si sono fermate tutte su un simbolo dorato. Il conto è schizzato da 22 euro a 87. Ho alzato un sopracciglio.
"Ok, carino."
Ho continuato. Puntate da un euro, poi da due. Perso. Vinto. Perso. Vinto. La classica giostra. Ma a un certo punto – era passata forse mezz'ora – lo schermo ha iniziato a tremare. Una vibrazione vera, fisica, accompagnata da una musica che sembrava quella delle slot machine da bar. Le mie dita hanno sudato sulla custodia del telefono.
Il jackpot.
Non quello grosso da milioni, ma il mini jackpot della sessione. Duecentottanta euro. Che sommati ai novanta che avevo ancora dentro, facevano trecentosettanta totali. Le mani mi tremavano. Il ventilatore rotto sullo sfondo sembrava prendersi gioco di me, ma io non ci facevo caso.
Ho premuto "incassa". Immediato. Sul momento. Senza pensarci due volte. Ho guardato il saldo della carta: 370 euro.
"Non ci credo."
Ho spostato tutto sul conto principale, ho aspettato due minuti, ho controllato di nuovo. Era lì. Reale. Palpabile come il sudore sulla mia schiena. Ho preso il telefono e ho chiamato subito il tecnico dell'aria condizionata.
"Pronto? Sì, quello della perdita. Mi faccia il preventivo per il nuovo modello. Si, quello da seicento. No, non ho seicento, ma ho trecentosettanta e il resto lo prendo dallo stipendio. Mi aiuta? Grazie."
Ho chiuso la chiamata e mi sono alzato dal divano. Ho fatto due passi per la stanza. Il silenzio rotto solo dal ronzio del frigorifero. Poi ho riaperto la vavada casino app quasi per sfida, per vedere se era stato un sogno. Il saldo era zero. E andava bene così.
Quella sera ho raccontato tutto a mia sorella al telefono. Lei ha fatto un urlo così forte che l'ho dovuta allontanare dall'orecchio. "Sei matto? E se perdevi?". "Se perdevo, perdevo trenta euro," ho risposto. "E restavo al caldo. Invece adesso tra una settimana l'aria condizionata nuova è a casa."
La settimana dopo è arrivato il condizionatore. L'ho installato con le mie mani, aiutato da un collega. La prima notte a ventuno gradi è stata un capolavoro di felicità borghese. Mi sono addormentato con un sorriso ebete stampato in faccia.
Non ho più aperto l'app per due settimane. Poi una domenica, mentre aspettavo la partita, l'ho riguardata. C'era un'offerta di benvenuto per i nuovi giochi. Ho ricaricato venti euro, ho giocato dieci minuti, ho perso tutto e l'ho disinstallata.
Ecco qual è la verità: non sono diventato ricco. Non ho comprato una macchina né ho pagato un mutuo. Ho comprato un cazzo di condizionatore. Ma per me, in quel luglio infernale, è stato come vincere alla lotteria. Perché la fortuna non è sempre un conto a sei zeri. A volte è solo l'aria fresca che ti entra in casa mentre fuori il mondo va a fuoco.
E quella, nessuno me la toglie più.